TRisolutions repubblica

Taxi, posti sul bus e parcheggi liberi dalle nostre app un aiuto a chi viaggia

“Così l’intelligenza artificiale può aiutarci a risolvere i problemi di tutti i giorni”. Stefano Fiorini è fondatore e titolare di TRISolutions, azienda di Bologna che sviluppa software e app per le imprese e ha inventato il sistema per contare le persone sugli autobus di Tper.

Come nasce l’azienda?

“Inizialmente ero solo io, ho studiato ingegneria a Bologna e ho sempre avuto l’idea di fondare qualcosa di mio, così nel 2004 è nata TRISolutions, che nel 2018 è diventata una srl e ha cominciato a espandersi. Oggi siamo in tre e facciamo assistenza sistemistica per le aziende, sviluppo software e networking”

Come sta andando? La pandemia vi ha aiutato o frenato?

“Sta andando bene, il fatturato è attorno ai 400mila euro, con una crescita media annua del 20%. Abbiamo lavorato anche in pandemia assistendo i nostri clienti, soprattutto per la gestione dello smart working. Con Cotabo abbiamo lavorato per il servizio di spesa a casa e da una nostra idea è nato “TRIPeopleCounter” per Tper, per riuscire a contare le persone a bordo dei mezzi quando c’erano restrizioni, in funzione ancora oggi.”

Come funziona?

“Il sistema conta i wi-fi attivi sui cellulari, quindi non ha bisogno di particolari investimenti sui mezzi. È un sistema che abbiamo sviluppato noi, che si è auto-istruito in due-tre mesi e ora fornisce stime molto precise sulle persone a bordo, come hanno verificato dal vivo i funzionari di Tper. Non si fa ingannare dalle reti attive negli uffici o dalle persone alle fermate.”

Anche Google Maps fa un conteggio simile. Non lottate contro colossi troppo grandi?

“Sì, ma Google lo fa con altri dati, il nostro sistema è più complesso e preciso. In realtà sul mercato c’è sempre spazio per le idee che valgono e funzionano davvero”.

Come l’app Taxiclick per Cotabo? Anche lì, non c’è già Uber?

“Noi lavoriamo per Cotabo da 11 anni, li abbiamo aiutati ad automatizzare i servizi. La nostra applicazione somiglia a Uber ma lavora con i tassisti, è un sistema diverso che oggi viene usato anche a Torino o Barcellona. Per loro abbiamo anche sviluppato il risponditore automatico al telefono, che è in grado di capire l’indirizzo a cui vogliamo un taxi”.

Il mercato delle app e dei software aziendali è in crescita?

“Quando siamo partiti puntavamo soprattutto sull’assistenza sistemistica, ma negli ultimi 5-7 anni lo sviluppo software ha superato il 50% del fatturato. Essendo un’azienda piccola, non possiamo sviluppare grandi programmi gestionali ma servizi verticali molto precisi. Per esempio, per la radio di Mediaset abbiamo sviluppato un sistema con app che permette di gestire da remoto più di 2500 trasmettitori in tutta Italia. Negli ultimi anni è aumentato anche il numero degli imprenditori che ci contatta perché pensa di avere idee nuove per servizi informatici: tanti del resto hanno il sogno di sviluppare l’app da 10 milioni di download o il nuovo social network. Ogni tanto vengono fuori anche progetti interessanti.”

E lo smart working, continuerà a essere usato dalle imprese?

“I nostri clienti sono tornati a lavorare in presenza, e credo fossero molto contenti di farlo. Però in caso di bisogno l’infrastruttura è già pronta. Come per tutte le cose ci vuole un giusto equilibrio, lo smart working probabilmente ha senso per alcune tipologie di aziende se usato 2-3 giorni a settimana”.

State lavorando ad altri progetti?

“Stiamo presentando adesso ai Comuni un sistema di conteggio delle automobili per aiutare le persone a trovare i parcheggi liberi sulle strisce blu. Funziona usando le immagini delle telecamere, che vengono elaborate da un sistema di intelligenza artificiale in grado di contare gli stalli liberi e indicarli a chi sta cercando parcheggio, con una qualità del dato che rasenta il 100%”.

Non c’è il pericolo “Grande Fratello”?

“La privacy è molto importante, per questo tutti i dati vengono gestiti da un nostro server in Italia e l’immagine viene cancellata. I sistemi di oggi del resto ci mettono poco a imparare, non hanno bisogno di grandi database”.

Dove potrà arrivare la tecnologia? Dobbiamo averne paura?

“Recentemente si è parlato di “DAllE”, un sistema in grado di creare immagini partendo da una descrizione testuale. È un sistema affascinante, però non ha ancora uno scopo definito, come i software in grado di scrivere libri o canzoni in modo automatico. Molti degli annunci tecnologici sono di questo tipo. Mentre l’intelligenza artificiale importante è quella che diagnostica i tumori. Quindi no, non credo che per il momento si debba aver paura della tecnologia”.

 

 

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